Biografia

Il mio nome è Giulia, ho 22 anni e ho deciso di creare un blog per condividere la mia passione per la fotografia.

Da circa un anno ho iniziato a scattare con una Canon AE-1, la fotografia analogica mi affascina molto e presto inizierò a sviluppare e stampare i miei rullini.

In questo spazio vorrei parlare di fotografia toccando molti aspetti: dai grandi temi ai grandi fotografi, dai problemi iniziali agli sviluppi della fotografia nel mondo, dalla fotografia analogica all’arrivo dell’era digitale. Tratterò sia grandi fotografi che fotografi principianti.

La fotografia è un’arte in continuo movimento e in costante sperimentazione, è un flusso di immagini senza fine. Nella attuale era digitale questo concetto ha subito forti attacchi dettati dalla facilità con cui si può accedere all’atto del fotografare; questa, ha portato alla moltiplicazione di scatti senz’anima, privi di storia, e a una ”anestetizzazione dello sguardo”, azzerando la capacità di percepire una fotografia “da leggere” in favore di fotografie semplicemente “belle”. Dal mio punto di vista, la bellezza non basta a definire una fotografia.

La fotografia nasce per dirci qualcosa, per trasmetterci qualcosa. Lo spettatore non dovrebbe fermarsi all’immagine visiva ma indagare, facendosi delle domande per entrare nell’immagine e provare delle emozioni.

Le fotografie scattate con lo smartphone, nella maggior parte dei casi, rimangono semplici “immagini elettroniche”, senza futuro e smarrite nell’immensità dell’universo delle immagini virtuali.

Una macchina fotografica consente al fotografo di cancellare il mondo circostante e concentrarsi solo sulla porzione di spazio da immortalare attraverso il mirino.

Su questa linea, la fotografia analogica mantiene una poesia che il digitale spesso non riesce a soddisfare: essa genera documenti, immagini che col passare degli anni restano come sono, possono essere guardate e indagate di nuovo, senza il rischio di perdersi in archivi digitali stracolmi di istanti inutili o in schede memoria sperdute. Esse sono memoria.

André Kertész, Amanti, 1915

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